COMPETENZE DIGITALI

Le competenze digitali pesano sempre di più e risultano determinanti in vari ambiti, sia lavorativi che formativi. Due esempi: nel Regno Unito si affermano le facoltà di “cognitive science”, una disciplina che mixa efficacemente neuroscienza, filosofia, computer science e psicologia; gli esperti del settore digitale sono le figure più richieste dal mondo del lavoro. Insomma, il futuro è digitale, sì, e proprio da luoghi che promuovono diversi tipi di formazione, capaci di adattarsi al nostro tempo, verranno fuori i tecnici che metteranno a punto l’intelligenza artificiale, ma anche “addestratori” di robot e mediatori tra umani e non umani. 

Basti pensare che oggi le professionalità più richieste sono quelle digitali, professioni che non esistevano 10 anni fa. Questa rivoluzione tecnologica ha trasformato la realtà molto rapidamente, attraversando tutti i settori, compreso il mondo della formazione: il sistema educativo fatica a stare al passo con questa continua evoluzione e la scuola stessa non riesce a soddisfare le nuove esigenze formative. Dall’altra parte c’è un mondo del lavoro che non si cura di migliorare costantemente la formazione dei suoi dipendenti, che ne avrebbero bisogno per padroneggiare i cambiamenti che anno dopo anno entrano a far parte delle nostre vite, prima che nel nostro lavoro. 

Gestire la complessità con studi multidisciplinari

Abbiamo skill poco adatte a soddisfare le esigenze professionali. Complice una complessità crescente, il rapporto tra i sistemi educativi e il mondo del lavoro non è mai stato così intricato. La complessità del mondo esterno si riflette in una concezione non univoca di competenza: la chiave per riuscire a governare nel modo migliore queste grandi trasformazioni è parlare al plurale e preferire quindi avere più competenze rispetto ad averne una sola, granitica. Parlare di competenze  significa rispondere a un mondo che cambia molto, forse troppo rapidamente e che necessita sempre di più di conoscenze anche tecnologiche. 

Qui in Little Genius sappiamo che parlare di digitale e di tecnologia non basta, anzi, occorre puntare su saperi differenti e multidisciplinari. Oggi quello che fa la differenza non è più saper fare, ma saper pensare in linea con il cambiamento. Secondo una ricerca svolta dall’Osservatorio delle Competenze Digitali, infatti, una competenza che si potrebbe considerare “tecnica”, come il digitale, non si limita più alle mansioni tecniche, ma diventa pervasiva anche nelle professioni non digitali. Diventa essenziale capire la logica del digitale, integrandola con le proprie conoscenze per affrontare al meglio un mondo che cambia. La vera sfida è quindi quella di investire su se stessi,  costruendo saperi e competenze multidisciplinari giorno dopo giorno per essere protagonisti di questo futuro. 

Digital skills e soft skills

Le azioni trasformative del digitale vanno ben oltre la creazione di nuove professioni: occorre investire in competenze specialistiche da una parte, e adeguare i percorsi formativi di milioni di lavoratori con una formazione continua dall’altra. E a proposito di competenze, sono sempre più interconnesse le digital skills e le soft skills, queste ultime sono abilità trasversali che garantiscono una professionalità più evoluta e allo stesso tempo più flessibile. Ancora una volta, integrare gli elementi della cultura umanistica con quelli tipici di una formazione scientifica e specialistica crea nuove prospettive e un tipo di sapere più dinamico e critico, insieme a nuove opportunità di lavoro, che trasformano professioni e competenze già consolidate. Sappiamo che servono figure professionali sempre più qualificate e capaci di misurarsi con gli scenari innescati dai trend più innovativi.

Alleanze generazionali per una maggiore diversità 

In un mondo del lavoro ibrido, liquido, nomade, segmentato, siamo chiamati ad guardare oltre agli stereotipi anagrafici per mettere a fuoco le complessità del tempo in cui viviamo. E ne è convinto anche il Financial Times che, in un recente editoriale ha scritto di come si debbano mettere da parte i pregiudizi al lavoro favorendo un ambiente ricco di diversità, anche anagrafiche. Perché in un mondo interconnesso il dato anagrafico non basta più, e allora serve coinvolgere attivamente la categoria dei millennials, i nativi digitali. Evitando di inscatolarli in preconcetti, tenendo a mente che dal prossimo anno supereranno per numero le altre generazioni.